Nessuna decisione è stata presa per ora dai ministri delle Finanze del G7 durante la riunione in videoconferenza organizzata dalla presidenza francese del Gruppo riguardo al possibile utilizzo delle riserve strategiche di petrolio per contribuire a stabilizzare il mercato in forte crescita. In precedenza, il Financial Times aveva citato fonti secondo le quali alcuni membri del G7, compresi gli Stati Uniti, si erano detti favorevoli all’iniziativa in coordinamento con l’Agenzia internazionale per l’Energia (AIE). Alla riunione ha partecipato anche il direttore generale dell’AIE, Fatih Birol.
In una dichiarazione congiunta, i ministri delle Finanze del G7 hanno affermato: “Continueremo a monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici e ci incontreremo quando necessario per scambiare informazioni e coordinarci all’interno del G7 e con i partner internazionali”.
Nella nota, i ministri hanno sottolineato di essere “pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come lo svincolo delle scorte”, ma non hanno menzionato per il momento un accordo in merito.
Parlando ai giornalisti a margine dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze francese, Roland Lescure, ha confermato che il G7 non è “ancora pronto” per quanto riguarda lo svincolo di riserve strategiche di petrolio.
Alla domanda se avessero concordato di rilasciare le scorte per abbassare i prezzi, Lescure ha risposto da Bruxelles: “Ciò su cui abbiamo concordato è di utilizzare tutti gli strumenti necessari, se necessario, per stabilizzare il mercato, incluso il potenziale rilascio delle scorte necessarie”. Una misura del genere può essere efficace solo se attuata in modo “coordinato”, ha aggiunto Lescure.
Secondo stime dell’AIE, i suoi 32 membri detengono più di 1,2 miliardi di barili di scorte petrolifere pubbliche di emergenza e altri 600 milioni di barili di scorte industriali detenute in base a obblighi governativi.
Tali stime sono state confermate da Birol in un comunicato stampa diramato al termine della riunione. Secondo Birol, durante la videoconferenza si è “discusso tutte le opzioni disponibili, inclusa la messa a disposizione del mercato delle scorte petrolifere di emergenza dell’AIE”.
Birol ha inoltre sottolineato di essere “in stretto contatto con i ministri dell’energia di tutto il mondo per discutere della situazione, e di recente ho avuto contatti con Arabia Saudita, Brasile, India, Azerbaigian e Singapore”.
A seguito del conflitto contro l’Iran iniziato lo scorso 28 febbraio con gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele in territorio iraniano i mercati energetici stanno assistendo a un rialzo dei prezzi che non si vedeva dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.
I prezzi del petrolio hanno più volte superato i 100 dollari al barile nelle contrattazioni, mentre quelli del gas naturale sul mercato europeo hanno raggiunto intorno alle 13 (ora di Roma) di lunedì i 61,65 euro per megawattora, dopo aver toccato in precedenza nel corso della seduta un picco di 69,50 euro. I rialzi sono dovuti all’interruzione di molte operazioni negli impianti di estrattivi e di raffinazione da parte dei Paesi Golfo dopo che l’Iran ha lanciato droni e missili balistici contro città e centri petroliferi.
In parallelo, Teheran ha di fatto bloccato l’accesso allo Stretto di Hormuz, colpendo o minacciando di colpire le petroliere al loro transito, interrompendo il flusso delle esportazioni.
Situato all’imbocco del Golfo Persico e largo solamente 33 chilometri nel suo punto più stretto, lo Stretto di Hormuz collega i principali terminal petroliferi delle monarchie del Golfo con il golfo dell’Oman e il Mare arabico ed è una via fondamentale per trasportare petrolio e gas verso l’Asia e l’Europa. Nel suo punto più stretto, lo Stretto di Hormuz e le sue rotte di navigazione si trovano interamente all’interno delle acque territoriali di Iran e Oman.
Prima della guerra dalla via d’acqua transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa un quinto della fornitura globale di greggio trasportato via mare.
Teheran ha spesso usato la minaccia della chiusura dello Stretto di Hormuz per minacciare i propri avversari. I dati del sistema di identificazione automatica (AIS) di Starboard Maritime Intelligence mostrano che lo stretto registrava in media oltre 153 transiti di navi al giorno nelle settimane precedenti il conflitto, con navi portacontainer e petroliere che insieme rappresentavano circa l’88% del traffico. Tuttavia, dal primo marzo, sono state rilevate solo 78 navi in transito attraverso lo stretto, per una media giornaliera di 13 dato che si starebbe via via riducendo ulteriormente.

